AURIGA

L'Auriga è una costellazione settentrionale, citata già da Tolomeo, ed è anche una delle 88 costellazioni moderne. La sua stella più brillante è Capella (α Aurigae), associata alla mitologica Amaltea; le tre stelle adiacenti (ε, ζ e η Aurigae) sono invece chiamate «i capretti».



Anche in questo caso, la costellazione è strettamente legata alla mitologia, e anche a più miti. L'interpretazione più comune è che si tratti di Erittonio, un leggendario re di Atene. Erittonio era figlio di Efesto, il dio del fuoco, delle fucine, dell'ingegneria, della scultura e della metallurgia. Nonostante fosse figlio di Efesto, fu allevato dalla dea Atena. La dea insegnò a Erittonio molte cose, compreso come addomesticare i cavalli. Egli fu infatti il primo uomo capace di attaccare quattro cavalli a un carro, a imitazione del carro del Sole che era trainato da quattro cavalli, una mossa audace che gli guadagnò l'ammirazione di Zeus e gli assicurò un posto fra le stelle. Là, Erittonio è raffigurato con le briglie in mano, forse mentre partecipa ai giochi panatenaici che spesso vinse alla guida del suo carro.


Un'altra identificazione è quella che l'Auriga sia in realtà Mirtilo, l'auriga del Re Enomao di Elide e figlio di Ermes. Il re aveva una bella figlia, Ippodamia, che era fermamente deciso a tenere con sé. Sfidava tutti gli aspiranti alla sua mano in una gara dalla quale si poteva uscire solo vincitori o condannati a morte. Gli sfidanti dovevano allontanarsi a tutta velocità sui loro carri insieme a Ippodamia, ma se Enomao li raggiungeva prima che arrivassero a Corinto li uccideva. E poiché lui possedeva il carro più veloce di tutta la Grecia, guidato con perizia da Mirtilo, nessuno era mai sopravvissuto a quella prova.

Una dozzina di corteggiatori erano già stati decapitati quando si presentò Pelope, il bel figlio di Tantalo, a chiedere la mano di Ippodamia, la quale si innamorò di lui a prima vista e implorò Mirtilo di tradire il re per far vincere la gara a Pelope. Mirtilo, lui stesso innamorato segretamente di Ippodamia, manomise i perni che tenevano le ruote attaccate al carro di Enomao. Durante l'inseguimento di Pelope, le ruote del carro del re si staccarono ed Enomao morì.

Ippodamia si ritrovò così insieme a Pelopio e a Mirtilo. Pelopio, senza perdersi in cerimonie, risolse la situazione imbarazzante buttando in mare Mirtilo, che, mentre annegava, maledisse la casa del rivale. Ermete pose l'immagine di suo figlio Mirtilo nel cielo sotto forma di costellazione dell'Auriga. 


Una terza ipotesi è quella che l'Auriga sia Ippolito, il figlio di Teseo, di cui s'innamorò la matrigna Fedra. Quando Ippolito la respinse, per la disperazione lei s'impiccò. Teseo bandì Ippolito da Atene. Mentre se ne andava il suo carro andò distrutto, uccidendolo. Asclepio il guaritore riportò in vita l'innocente Ippolito, impresa che gli costò la vita perché Zeus lo colpì con una folgore su richiesta di Ade, che non gradiva vedersi sottrarre un'anima.



Secondo Arato di Soli Capella rappresenta la capra Amaltea, che nutrì Zeus quando neonato fu lasciato sull'isola di Creta e che fu posta in cielo in segno di gratitudine, insieme ai due capretti che partorì mentre allattava Zeus. I capretti, solitamente conosciuti con il loro nome latino di Haedi, Eriphi in greco, sono rappresentati dalle vicine stelle Eta e Zeta dell'Auriga.


In un’altra versione Amaltea è la ninfa che possedeva la capra. Eratostene dice che la capra era così brutta da atterrire i Titani che governavano sulla Terra a quel tempo. Quando Zeus crebbe e li sfidò per ottenere la supremazia sull'Universo, si fece un mantello con la pelle della pecora, la cui parte pelosa assomigliava alla testa della Gorgone. Questa pelle di pecora dall'aspetto terribile fu la cosiddetta aegis, l’egida, di Zeus. L'egida protesse Zeus e spaventò i suoi nemici, vantaggio fondamentale nella sua lotta contro i Titani.


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